GOING NUTS! TUTTI PAZZI PER LA NOCE ROMAGNOLA

Eccoci con un’altra delle nostre tappe alla scoperta delle colture romagnole. Stavolta si parla di noci!  Un super food, healty fruit, super good, green food, scooby-doo, timbuctu dai poteri eccezionali (primo fra tutti quello di rendere chiunque ne parli prodigo di inglesismi e definizioni d’effetto).

Benefici a parte, ciò che ci ha colpito sono state la raccolta e la lavorazione, a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere grazie alla disponibilità dell’ Azienda Agricola San Martino di Forlì, capofila di un bellissimo progetto di filiera che vuole sviluppare a livello regionale e non solo la produzione della noce di romagna.

Prima folgorazione, le piantagioni, veri e propri boschi di alberi alti e dalla chioma folta e verdissima che quasi ti fanno dimenticare di essere in un “impianto artificiale”.

Seconda folgorazione, decisamente meno bucolica, ma assai più divertente le shakerate!! Si perché forse non tutti sanno che la prima fase della raccolta delle noci viene fatta con dei macchinari “scuotitori” che pinzano il tronco degli alberi e li scuotono per far cadere a terra tutti i frutti. Vedere per credere…

Finita la fase di raccolta si va alla smallatura, lavaggio ed essiccazione. Qui il fascino è tanto (almeno per noi, vecchi dentro, che ci incantiamo davanti alle puntate di Mela Verde) difficile decidere se preferire il fiume di noci che si muove sui nastri fino ad arrivare nelle enormi vasche riscaldate o il suono meraviglioso di nacchere impazzite che fanno le noci una contro l’altra.

Parlando di sprechi/scarti (se no, non siamo contenti), abbiamo scoperto che la quantità di scarto è ridotta e riguarda quella piccola parte di noci il cui guscio si rompe durante la smallatura o rimane nero nonostante il lavaggio.

Direi che abbiamo detto tutto, nel caso ci fossimo dimenticati qualcosa trovate tutto nel video che abbiamo fatto qui sotto…Raspelli trema!!