LO SPRECO OGGI

La FAO calcola che ogni anno si sprechino 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. Il solo spreco di cibo in Italia ha un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno. [FAO, Food Balance Sheets 2011]Ciò di cui la maggior parte di noi non è ancora consapevole, è quanto di questo spreco sia generato già nella fase produttiva e nella fattispecie, parlando di produzione agroalimentare (frutta e verdura) nel momento della raccolta.

Qualche dato concreto per rendere più chiara la situazione dell’ Italia:

Secondo l’ Istat nel 2009 in Italia, più di 7 milioni e 500 mila tonnellate di prodotti ortofrutticoli (frutta, ortaggi, cereali, legumi) sono stati scartati in fase di raccolta e dunque mai arrivati nei nostri mercati, negozi e cucine.

Il numero da solo già colpisce, ma la vera assurdità la si comprende meglio considerando che nello stesso anno, il consumo di ortofrutta di tutti gli italiani è stato pari a 8 milioni e 400 mila tonnellate. Questo significa che la quantità di prodotto sprecato sarebbe stata sufficiente a rispondere al fabbisogno di una seconda Italia o della Spagna. [Luca Falasconi Andrea Segrè. “Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo” 2011]

L’ inaccettabilità di questo spreco, non è legata solo alla dimensione e all’ impatto socio-economico del fenomeno, ma soprattutto ai motivi che vi stanno alla base: la maggior parte di questi infatti si basa su criteri puramente estetici imposti dalla grande distribuzione, completamente indipendenti dalla qualità effettiva del prodotto in termini di gusto e proprietà nutritive.

Gli agricoltori italiani oggi sono costretti a scartare (rimettendoci gran parte dei loro già scarsi guadagni) tutta quella parte della loro produzione, buona, ma che non rispetta le richieste del mercato:

  • prodotti “segnati” e dunque non perfettamente lisci ed immacolati, per cause del tutto naturali come:
    • urti causati dal vento
    • sfregamento con altri frutti/rami contigui
    • grandine
  • prodotti fuori calibro (troppo grandi o troppo piccoli)
  • prodotti dalla forma irregolare

Stiamo parlando di “difetti” del tutto inevitabili e naturali nella vita di una pianta che comportano uno scarto fisso di circa il 20% della produzione totale, che arriva fino al 50-60% nel caso della grandine

Ad oggi l’unica alternativa al macero, minimamente remunerata, è rappresentata dalla vendita di questi “scarti” all’industria (produzione di succhi e distillati) per la quale però viene riconosciuto all’agricoltore mediamente il 10% del valore di mercato della merce. Se si considera che i prezzi al produttore di alcuni frutti di prima scelta sono talmente bassi che alle aziende agricole non conviene nemmeno sostenerene i costi di raccolta, potete immaginare quanto sia difficile caricarsi degli stessi oneri per la merce di “scarto” che quindi viene lasciata marcire nei campi.

E’ proprio in questo contesto che nasce l’idea di Bella Dentro: un progetto che vuole privilegiare la qualità e non più l’apparenza, rompendo quegli schemi che fino ad oggi hanno causato sprechi ingiustificati, riducendo la redditività, già minima, delle imprese agricole. Una vera e propria filiera alternativa, che raccontando la naturalezza e la bontà di un “difetto”, vuole dare la possibilità di fare una scelta di buon senso, ridando giusto valore non solo a quel prodotto ingiustamente definito “scarto”, ma soprattutto a chi ogni stagione, con pazienza e dedizione, ha investito tempo, denaro e fatica per vederlo nascere.

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